.comment-link {margin-left:.6em;}
sabato, marzo 24, 2007
posted by david ciao ragazzi at 11:55 AM
cari amici, vi aspettiamo per la veglia di questa sera. ricordo inoltre che la preghiera del venerdi riprendera il suo regolare corso venerdì 13 aprile, direttamente presso la chiesetta della croce.
 
martedì, marzo 13, 2007
posted by Giovanni at 3:07 PM
Credo che questo articolo apparso su L'Avvenire ne '98, anche se un po' datato, descriva bene lo spirtito di Taize'

..da AVVENIRE di Mercoledi 30 Dicembre 98



IL CASO Raduna migliaia di persone, ma non le fa confluire in un proprio movimento Una proposta che non ingabbia.

E a molti piace proprio questo.

di Umberto Folena



MILANO. Segni particolari: nessuno. Una cosa colpisce chi è abituato a bazzicare convegni, meeting, assemblee e quant'altro l'immaginifico mondo cristiano sa organizzare in giro per il mondo. Alla Fiera non c'è un logo, un marchio, un segno di riconoscimento. Qualcuno porta al collo la "croce di Taizé", quella che assomiglia a una colomba. Ma piccola, piccolissima, quasi invisibile. Sembra nascondersi, per non disturbare. I taizeiani non ti sbattono in faccia il loro marchio di fabbrica. Se anche volessero, non potrebbero, perché non ce l'hanno. Segni generali: molti. La capacità di accogliere e non legare. Di proporre una preghiera esigente ma lasciando grande libertà. Non è un'associazione, non è un movimento. Non incasella, non chiede fedeltà cieche, non impone o propone gerarchie. Ma come fa un "qualcosa" di indefinibile a portare a Milano centomila giovanotti che non vanno in giro a tirar tardi, ma sono qui e pregano, si riuniscono in tanti circoli seduti sul cemento e comunicano la loro esperienza? "Cosa sarà?" canterebbe il cantautore. Cosa sarà che ti fa fare un giorno e una notte di viaggio, e mandar giù qualcosa in piedi? E cosa sarà che ti fa aprire le porte a giovani sconosciuti e a sera aspettarli perfino con impazienza? L'unica è sentire la loro voce. Cominciando dagli "irregolari", da chi è giovane fedele laico e basta. Come Paolo Fumagalli, universitario milanese, finito a Praga a 18 anni "per caso": "Di solito la parrocchia per Natale ci portava in montagna. Nel 1990 invece il prete ha la bella pensata di portarci all'incontro europeo. Ore di coda al freddo nella neve. Ma anche domande. Vedevo tanti giovani come me, e mi chiedevo: chi glielo fa fare? L'ho capito un paio di anni dopo, a Taizé. I frères non si preoccupano di darci subito le risposte. Ma le domande giuste sì. Non si atteggiano a maestri. Ma ci insegnano ad accogliere e a pregare". Dettaglio: Paolo è studente bocconiano: "E all'università in bacheca ogni tanto compare un avviso: vado a Taizé nel tal periodo, se volete ho posto in automobile". Insospettabile. Annamaria Marchi da Sernaglia della Battaglia (provincia di Treviso, diocesi di Vittorio Veneto) oggi è regolare. Regolarissima. Insegna religione alle medie, in parrocchia anima un "Gruppo della Parola", sta per licenziarsi in teologia pastorale a Padova. E il merito, udite udite, è dell'"irregolare" Taizé. "Ero credente. Diciamo tiepidina. Poi arrivano tre ragazze indiane a cui la parrocchia aveva pagato il viaggio. Io so l'inglese, mi ingaggiano. Le accompagno a Taizé. E ci rimango". Ci rimane un anno e mezzo, dopo aver lasciato un lavoro che non le piace. Prepara gli incontri di Budapest e Praga. Si iscrive alla Facoltà teologica "per approfondire quello che avevo scoperto, e imparare a comunicarlo bene agli altri". Un'altra milanese, Donata Micolitti, finisce a Taizé nel 1982. Ce la porta padre Livio Fonzaga, allora in parrocchia a San Giuseppe Calasanzio: "Mi colpì proprio il fatto che non fosse un movimento organizzato. Ci dicevano: tornate a casa e assumetevi là le vostre responsabilità". Che sia questo uno dei segreti? Massimo Moschetti è di Ospiate di Bollate, provincia di Milano: "A Taizé - spiega - fai l'esperienza della riconciliazione e della vicinanza con Dio. E sei invitato a portarla nella tua comunità". Filippo De Agostini è romano di San Frumenzio: "Taizé? Bello perché non rigido ma flessibile. Ti senti libero". Massimo Cavalli, milanese, sposato, bancario, due ospiti in casa: "Taizé riesce a entusiasmare sia il credente che non manca a un incontro in parrocchia, sia chi è pieno di dubbi. Chi trova le risposte giuste, chi le giuste domande". E allora, che cos'è Taizé? Non è un movimento, non è un'associazione... "È una collina. E non deve diventare qualcosa di diverso".
 
lunedì, marzo 12, 2007
posted by Giovanni at 3:04 PM
Venerdi' 23 marzo 2007 il gruppo di preghiera partecipera' alla Via Crucis Foraniale, che avra' luogo a Col San Martino alle ore 20:30.
 
lunedì, marzo 05, 2007
posted by Giovanni at 10:48 AM

Ciao Ragazzi,
come gia’ si era detto, in marzo arrivera’ a Sernaglia l’icona dell’amicizia. Come gruppo di preghiera abbiamo deciso di celebrare l’evento con una veglia che si svolgera’ sabato 24 marzo a partire dalle ore 21:00 presso la chiesa parrocchiale di Sernaglia, al termine dell’incontro ci sara’ logicamente un momento di agape e cioe’ se magne e se beve.
L’occasione sarebbe ottima anche per ritrovarsi con tutti coloro che sono stati a Zagabria.



se avete qualche consiglio lasciatelo nei commenti, riporto di seguito quanto c'e' scritto nel sito di Taize sull'icona.




La sera del 31 dicembre 2006 a Zagabria, frère Alois parlava dell’icona dell’amicizia:

Quest’icona viene dall’Egitto, è del sesto secolo. Vi vediamo il Cristo mettere la sua mano sulla spalla del suo amico per camminare con lui, per accompagnarlo. Possiamo tutti riconoscerci in questo amico del Cristo. Questa icona ricorda il cuore del Vangelo: se il Cristo risorto è invisibile ai nostri occhi, possiamo tuttavia confidare nella sua presenza. Egli accompagna ogni essere umano. Guardare quest’icona, è già una preghiera che ci unisce a Dio.

E questa amicizia la viviamo anche tra noi. Il Cristo ci riunisce in una sola comunione, quella della Chiesa. Allarghiamo quindi questa amicizia, superiamo le separazioni che permangono! Se potessimo fare tutto il possibile affinché sia più evidente che la Chiesa è un luogo d’amicizia per tutti!

Quando ci rendiamo consapevoli dell’amicizia che Dio ha per ciascuno di noi, scopriamo un nuovo coraggio per creare un’amicizia con coloro che ci sono affidati e in particolare con le persone più vulnerabili. Un’attenzione alle persone più abbandonate ha un immenso valore nelle nostre società dove la necessità d’essere efficace porta talvolta all’isolamento.

Abbiamo preparato diverse copie dell’icona dell’amicizia, una per ogni paese europeo qui rappresentato. Durante tutto l’anno prossimo, quest’icona vi aiuterà a compiere dei piccoli pellegrinaggi di fiducia in luoghi dove dei giovani si ritrovano, da una città a un’altra, da una parrocchia a un’altra, in un ospedale o in una casa di bambini abbandonati, in altri luoghi dove delle persone soffrono. Con questo semplice mezzo, potete trasmettere la buona novella del Vangelo.



Una copia di quest’icona dell’amicizia è partita in Italia dopo l’incontro europeo. I ragazzi della Puglia l’hanno portato da Zagabria in pullman con loro. Per qualche giorno viaggerà in quella zona, dando luogo a dei momenti di preghiera piccoli e grandi, nelle parrocchie, nelle case e in altri luoghi significativi. Poi passerà ad un’altra regione, e così via durante tutto l’anno 2007.

Insieme con l’icona ci sarà un quaderno dove si può scrivere qualche riga come testimonianza ad ogni sosta dell’icona (cosa avete fatto, dove, una parola di riflessione…). Poi, alla fine, saremo stupiti di vedere tanti segni di speranza attraverso tutto il paese.

Sarebbe bello che i giovani di ogni regione accompagni l’icona a delle realtà di una grande diversità, sarà una maniera molto concreta di creare conoscenza e amicizia tra gruppi e persone che normalmente non si incontrano.

Non è nello spirito di questo pellegrinaggio di organizzarlo troppo in anticipo, contiamo sulla disponibilità e la creatività di tanti giovani per l’andamento dell’insieme. Già il fatto che i giovani di una città o regione portano l’icona ad un altro posto per continuare il pellegrinaggio creerà tanti legami tra i vari gruppi.